Lo sguardo divenne volo. Lo sguardo d'un uomo con le ali, nel volo dell'anima verso l'essenza delle cose.

 

 

 



"Non sono niente.Non sarò mai niente.
Non posso voler essere niente. A parte questo,
ho in me tutti i sogni del mondo"


[F.PESSOA]

"Nessuno è mai senza via d'uscita.
Solo che qualche volta la via d'uscita non ci piace."

[SCANDALOSO OMICIDIO A ISTAMBUL- MEHEMET MURAT SOMER]



Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine imparato che vi era in me un'invincibile estate"

- ALBERT CAMUS -

In amore non essere un mendicante, sii un imperatore.
Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...

- OSHO RAJNEESH -

Tutti pensano a cambiare l’umanità
ma nessuno pensa a cambiare se stesso.

- Lev Tolstoj -

La libertà non sta nello scegliere tra il bianco ed il nero,
ma nel sottrarsi a questo obbigo

- THEODOR W.ADORNO -

Se tu aprissi davvero gli occhi per vedere,
scorgeresti la tua immagine in tutte le immagini.
Se aprissi le orecchie per ascoltare,
percepiresti la tua voce, in tutte le voci.

- KAHIL GIBRAN -

Siam tutti prigionieri
ma alcuni stanno in celle con finestre, altri senza.

- KAHIL GIBRAN -

Solo il pazzo ed il genio
infrangono le leggi fatte dall'uomo
ed essi sono i più vicini al cuore di Dio

- KAHIL GIBRAN -

Faccio sempre quello che non so fare per imparare a farlo

- P. PICASSO -

Il contrario dell'amore non è l'odio,
ma l'indifferenza.

Il contrario della vita non è la morte,
ma l'indifferenza.

Qualsiasi cosa scegliate amici miei,
non siate indifferenti.

La dignità dell'artista sta nel suo dovere
di tener vivo il senso
di meraviglia nel mondo

- G.K.CHESTERTON -

Se sei capace di amare
di perderti nella profondità delle sensazioni,
della dolcezza,
se non hai paura di aprire il cuore,
allora non hai più nulla da imparare.

Per me, l'unica gente possibile,
sono i pazzi,
quelli, che sono pazzi di vita,
pazzi per parlare,
pazzi per essere salvati,
vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo,
quelli che mai sbadigliano
o dicono un luogo comune
ma bruciano,
bruciano, bruciano...

"Il vero viaggio di scoperta
non consiste nel cercare nuove terre,
ma nell'avere nuovi occhi"

- M. PROUST -

 

"Il mondo non ti regalerà nulla ...credimi

 se vuoi avere una vita, rubala. 

[Lou-Andreas-Salomè]  

 

 


 

 

 

sabato, 21 novembre 2009

 

 

 

    

 

 

     
 

'' Viola  di  mare ''

 
     
     
     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

               
               
               
               
               
               
       

C’è un film che mi sta dentro.

E’ passato poco meno di un mese da che l’ho incontrato, eppure da allora ha attraversato i miei pensieri quasi ogni giorno. Comparendo dal nulla, come una insolita presenza, è tornato spesso sulla strada degli occhi,  fino a prendere posto, in quel luogo sacro all’immaginazione, che è la sera.

 

Dopo la proiezione e nei giorni immediatamente successivi, non sono proprio riuscito a scriverne. Forse perché attendevo che le emozioni provate quella sera decantassero; forse perché, senza nemmeno saperlo, volevo afferrarne un lembo...dare loro un contorno  preciso e definirlo.

Probabilmente desideravo anche che la bellezza delle immagini interiori, nelle quali il film si andava trasformando, poi germogliasse in pensieri in qualche modo esprimibili. Qualcosa insomma da condividere con altre persone.
_
Eh si... perché a volte, succede che un film, un libro, un episodio realmente vissuto, richieda tempo per trasformarsi in qualcosa a cui sia possibile dare una forma intellegibile e chiarificatrice. Una forma in qualche modo comunicabile ad altre persone.

 

Così oggi, mi è più facile rintracciare le ragioni per le quali questo film mi si è piantato dentro.  I motivi credo siano diversi, così come sono più d'una, quelle, che io chiamo “coincidenze”.


Intanto l’ambientazione. Cioè quella che con termine orrendo e purtroppo abusato, ora viene detta “la location”, ha avuto molta parte nell’impatto che il film mi ha suscitato.


Si tratta infatti della Sicilia che amo. Non l'intera Sicilia, ma proprio quella parte che negli ultimi due anni, mi ha visto trascorrere le vacanze estive. Parlo della provincia di Trapani e in modo particolare, la costa che va dalla Riserva dello Zingaro fino a Marsala senza trascurare le isole Egadi proprio di fronte: Favignana, Marettimo, Levanzo.

Il rivedere sullo schermo molti dei luoghi appena conosciuti e attraversati, trasformati essi stessi in protagonisti di una storia di più di un secolo fa, mi ha davvero suggestionato e fatto effetto.
L’effetto di un viaggio all'indietro  nel tempo. Un viaggio pieno di intensità. Perchè di inconsueto, c’è  proprio la bellezza selvaggia dei luoghi che finisce per dare più energia e forza evocativa alla storia del  film. E questa è una storia estrema: di amore, di violenza, di incomprensioni, di isolamento e di morte. Ma soprattutto d’amore. 


Il fatto poi che il film racconti una storia nata fra due persone dello stesso sesso, di per se stesso porta a creare una trama inconsueta e sicuramente mai scontata.

_
Un’altra coincidenza è quella di essere stato, io stesso,  più volte, negli ultimi anni, a contatto con microcosmi (ma si potrebbero chiamare piccole isole o comunità) caratterizzati dall’amore lesbico. Quindi l'aver conosciuto persone in qualche modo segnate da quella violenza che si manifesta contro la "diversità", e portatrici di storie personali assai complesse e articolate, ha contribuito a rendermi sicuramente più attento e sensibile a questi temi.

 

Il film descrive inizialmente la vita di un piccolo paese posto su di un’isola [che potremmo identificare in Favignana per via delle cave di tufo ]. Le protagoniste sono due bambine  che crescono in un ambiente dominato  fin troppo pesantemente dal potere maschile. Eppure la loro  infanzia non è del tutto infelice, perchè in qualche modo viene colmata e costellata da tante piccole avventure, e da tanta curiosità per un isola così selvaggia e bella.

Ma l’ambiente che le attornia è fatto anche di una umanità miserabile: pescatori e operai delle cave di tufo. Una società misera e violenta  che impone a tutti una vita scandita dalla fatica, da ruoli rigidi, quasi immutabili  e soprattutto dalla ruvidezza dei rapporti umani. Una società, per nulla incline a sviluppare qualcosa di diverso da rapporti improntati alla forza, alla prepotenza, alla brutale sopraffazione. Ed in fondo è la stessa spietatezza dei padroni della cava che cola capillarmente in quel mondo chiuso e si tramuta in rapporti al limite della bestialità, fra chi governa l’unica risorsa dell’isola, la cava, e i suoi sottoposti.

-
In questo contesto umano ci sono allora ben pochi spazi per le due bambine. E forse proprio questa asprezza di condizioni materiali ed affettive, finisce per renderle più complici, legatissime una all’altra e via via, sempre più ancorate alla loro voglia di immaginazione e tenerezza, fino a spingerle verso un altro tipo di relazioni.
_

Crescendo è soprattutto Angela a subire l'impatto più pesante da parte della propria famiglia, schiavizzata al proprio interno da un vero padre-marito padrone

_
Da questo padre che non solo non la ama, ma la disprezza fino a maturare una sorta di odio represso nei suoi confronti, Angela fin da quando è nata, percepisce e sconta  un vero rifiuto. Da qui gli scatti d’ira, l'insofferenza e le punizioni esemplari e devastanti che  le vengono inflitte.
_
Il padre infatti avrebbe desiderato un erede maschio a cui affidare il proprio ruolo sociale di direttore della cava, mentre una figlia femmina, al pari di una sciagura, lo fa sentire debole e senza futuro.
Quì, per un attimo, è mostrata per intero, la ferocia di un mondo in cui i rapporti fra le persone, finiscono per essere puro "strumento”. Strumento di dominazione, di affermazione della propria identità e del proprio potere,  strumento di repressione, strumento di sfruttamento economico e di brutale imposizione di rigidi modelli comportamentali e sociali.

 

Mi fermo qui e non svelo la trama piuttosto “spiazzante” ed i colpi di scena che portano ad un finale, da togliere il fiato.

_

Dico solo che chi andrà a vedere il film, avrà parecchi motivi di interesse. Non solo la bellezza estetica dei paesaggi e delle protagoniste, (Valeria Solarino questa volta, mi è piaciuta senza “se” e senza “ma”), ma anche tanti spunti per riflettere su quanto siano mutati per un certo verso, i rapporti umani nel giro di un centinaio d’anni e insieme di quanta ipocrisia vi sia tuttora verso la “diversità” e verso coloro che rivendicano un proprio spazio personale di rispetto e di libertà, al di là delle convenzioni e dei pregiudizi.

_
“Viola di mare” è anche  un film sull’aspetto più estremo, irrazionale e selvaggio di quel sentimento che noi sbrigativamente siamo portati a chiamare "amore".
Un sentimento che invece è anche passione-sofferenza-istintività-follia ma anche apertura, volo, energia allo stato puro. Qualcosa che continuo a considerare più simile ad un arcobaleno dalle infinite tonalità, gradazioni e sfumature, piuttosto che un fascio di luce omogenea.
_

La storia mi è piaciuta a tal punto da farmi interessare al libro da cui è liberamente tratto il film. Si tratta del romanzo "Minchia di re" [*] di Giacomo Pilati - Editrice Mursia - 2004, che mi è arrivato proprio in questi giorni e che si riallaccia ad un fatto realmente accaduto nel trapanese.

 

Quì, come nelle migliori storie e nei veri miti, la bellezza e l’amore, si unisce alla passione, alla sofferenza, al dolore irreparabile e infine alla morte, ma poi, si tramuta miracolosamente proprio nel suo contrario. Un amore che, pur violato e apparentemente sconfitto, sa rinascere da se stesso, e superando il proprio tempo, conquistare una vera eternità.

 

Buona visione.

     
               
               
       

 [ k ]

     
               
               
               
       

NOTA [*] = La "Donzella di mare" è un pesce ermafrodita. Quando passa alla fase maschile, in molte parti della Sicilia viene chiamato così. 

     
               
               
               
               
               
               
               
               
               
               

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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lunedì, 16 novembre 2009

 

 

 

 

 

 

               
               
               
               
       

 

     
               
               
               
       

" Nel bel mezzo dell'inverno, ho infine imparato che vi era in me un'invincibile estate "

     
               
       

[ Albert Camus ]

     
               
               
               
               
               
               
               
               
               

 

 

 

 

 

 

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sabato, 14 novembre 2009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
     
     
     
     
 

Tre approcci diversi ma un solo appello

 
     
     
     
     
 

[ 1 ]

 
     
 

Signor Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

PER FIRMARE L'APPELLO

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è¨ mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

     
 

                                                  ROBERTO SAVIANO

 
     
     
     
     
 

[ 2 ]

 
     
 

"Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Ditelo in pubblico, al bar, al ristorante. Gridatelo in radio, ai semafori, scrivetelo ai giornali, inviate mail ai siti italiani e internazionali, alle caselle di posta dei deputati, dei senatori.

"Mi sono rotto i coglioni di Berlusconi". Non voglio passare la mia vita a inseguire l'ultimo Lodo Alfano, l'ultima ghedinata, l'ultima assoluzione per legge di un corruttore. Non voglio mettermi a discutere sull'ennesima legge ad personam, sulla presa per il culo della democrazia a ripetizione. Non sopporto più i servi che blaterano di riforma della giustizia nei programmi televisivi. Che difendono l'indifendibile, pagati per mentire, coprire, ululare.

E' mai possibile che gli italiani, anche quelli rincoglioniti dalle televisioni, non abbiano un moto di rigetto, un conato di vomito a vedere la Repubblica Italiana trattata come una zoccola? Il Grande Corruttore ha corrotto forse ogni coscienza?


Tutto ciò che ha toccato nella sua vita si è corrotto, decomposto. E' lui l'H1N1 della nostra democrazia. Un campione del falso perbenismo che ha trasformato ogni persona in un Capezzone: da Ratzinger a Bossi, da Fini a Bertone. Fa eccezione D'Alema che è un capezzone naturale.

Lo psiconano è un uomo in fuga, una vita in fuga dai processi, uno che ha sempre pronto un piano B per sfuggire alla Giustizia, e poi un altro piano B e un altro ancora. Milioni di piani B, fino alla consunzione del Paese. Un signore che ha permesso che Veronica Lario, madre di tre dei suoi figli, venisse messa con le tette al vento su Libero per averlo criticato. Che usa l'informazione come un ventilatore sparamerda su chiunque gli sia d'ostacolo. L'Italia merita di meglio, siamo diventati lo zimbello del mondo.

 

Questo vecchio di settantaquattro anni ha fatto il suo tempo come la compagnia di giro che ha messo insieme per proteggersi e che ammorba l'informazione e il Parlamento. Arroganti e ridicoli. Finito Berlusconi (perchè finirà), dovremo pulire dalla sua merda le stalle d'Italia. Ci vorranno anni.


Il 5 dicembre pomeriggio a Roma in piazza della Repubblica è stato organizzato dalla Rete un giorno di caloroso commiato allo psiconano: il "No B day". Io ci sarò. 250.000 persone hanno già dato la loro adesione. Il PDmenoelle ha rifiutato, alla piazza preferisce l'inciucio. Invito i Meet up a partecipare e a diffondere l'iniziativa. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure

 
     
 

                                                            BEPPE GRILLO

 
     
     
     
     
     
     
 

[ 3 ]

 
     
 

Libertà e Giustizia scende in piazza per dare ai cittadini un'informazione corretta e completa sull'ennesima legge ad personam che il Parlamento si appresta a varare sul cosiddetto processo breve. La formula è quella già sperimentata dei Cartoni animati, con distribuzione e lettura di volantini che spiegano i temi della giustizia, dell'immunità parlamentare.
L'intento è quello di chiarire come al di là degli slogan pubblicitari si celino in realtà gravi vulnus al sistema della giustizia uguale per tutti e la volontà di dare un colpo decisivo all'autonomia della magistratura.   


Le piazze di LeG si stanno mobilitando, in attesa dei permessi; l'obiettivo è quello di fare di sabato 28 novembre una giornata di mobilitazione sulla giustizia.

A Roma, l'appuntamento è per sabato 28, dalle 15 e 30 alle 19 e 30, in largo Argentina (lato Feltrinelli).
Nel frattempo, i soci e gli amici di LeG parteciperanno a tutte le manifestazioni organizzate via via anche da altre associazioni davanti ai tribunali e nelle piazze italiane.

 
 

                                                  Libertà e Giustizia  

 
 

                                               

 
 

 http://www.libertaegiustizia.it

 
     
     
     
     
     
     
     
 

Tre diversi approcci, ma una medesima denuncia: viviamo tempi di emergenza democratica e civile senza precedenti, mai vissuti prima. Qualcosa che richiede proprio per questo, un impegno e  una risposta senza precedenti. Perché siamo giunti ad una situazione non ulteriormente tollerabile, ad un punto di non-ritorno.  

Le ripetute, ossessive, e sempre più isteriche "spallate” alla nostra Costituzione Italiana, portate da Ali Babà e i suoi quaranta ladroni, stanno mettendo in pericolo proprio uno dei fondamenti della nostra nazione. Il principio di uguaglianza.

Motivo questo per scendere in campo, in piazza e in ogni sede politica e civile per rifiutarsi di divenire “complici” di questa banda che raccoglie al proprio interno, quelli che sono di fatto, veri e sostanziali eversori (al di là delle cariche ricoperte).
Eversori talmente sfacciati e senza vergogna, da essere assimilabili a  terroristi che, proprio dall'interno, tramano per sovvertire l'impianto costituzionale della democrazia Italiana.

Ognuno potrà poi riconoscersi in uno, piuttosto che nell’altro, o nell'altro ancora, dei tre approcci presentati.

Ciò che è essenziale è che vi sia una presa di coscienza che così non si può più andare avanti, che il limite del tollerabile è stato superato e che ora, siamo tutti in lotta per sbarazzarci di questi "picconatori" del nostro Ordinamento. La loro maschera è ormai caduta e si rivelano per quello che sono.

Dai semplici cittadini credo debba venire un "NO" fermo e chiaro a queste manovre da "azzeccagarbugli" che tendono a "rottamare" definitivamente l’idea stessa della GIUSTIZIA, sostituendola con un surrogato, un sistema di giustizia modellato sulle esigenze di una ristrettissima casta di impuniti.

Questo Post non è altro che un appello all’unica risorsa che abbiamo nelle nostre mani per bloccare i ladri di legalità:  la partecipazione.

La partecipazione diretta.
Il coinvolgimento personale, nostro e di tutti, a difesa dell'idea di futuro che vogliamo per il nostro Paese.

 
     
 

                                    [ k ]

 
     
     
     
     

 

 

 

 

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